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Non trascuriamo di informarci sul bilancio della Cassa di Previdenza Riduci
30.06.09.0 di Federico Bucci.
Lo scorso 26 giugno 2009 è stato approvato dal Comitato dei Delegati il bilancio della Cassa Forense chiuso al 31.12.2008.
La notizia merita risalto per la grande importanza di tale documento per il welfare dell’Avvocatura, che normalmente trascura la propria previdenza ed assistenza.
Il settore delle pensioni costituisce in Italia una piaga allarmante, soprattutto nel settore pubblico (che grava su tutti noi), ma non solo.
Prima di riferire qualche dato sulla previdenza forense mi permetto pertanto qualche indicazione sulla previdenza pubblica, che sta assai peggio di noi.
Nel rapporto dell’OCSE sul livello di spesa pensionistica dei Paesi che ne fanno parte, risalta che l’Italia ha il più alto volume di spesa pensionistica, poiché le pensioni assorbono quasi il 30% del budget pubblico contro il 16% della media dei Paesi OCSE.
Peraltro, la contribuzione all’INPS raggiunge il fantastico livello del 52% sull’imponibile salariale, sicché risulta gravissimo che le pensioni di tale istituto pubblico siano basse e, per di più, l’anno scorso -come al solito- lo stato ha dovuto integrare tale spesa con 10 miliardi di euro.
Mi permetto di ritenere che tale situazione dell’INPS sia dovuta all’appesantimento gravoso costituito sia dall’immane numero delle pensioni di invalidità che hanno furoreggiato fino …. a qualche scandalo fa, sia dall’aver posto a carico dell’INPS i c.d. ammortizzatori sociali (con i quali, quando il pessimo rapporto qualità/prezzo di vetture dell’azienda dei satrapi nazionali registrava una ovvia flessione nelle vendite, i suoi operai venivano messi a carico di Pantalone).   Mi insospettisce, inoltre, che ai vertici del detto istituto siano stati posti per decenni giubilati capi sindacali.
La nostra previdenza sta certamente meglio, ma dobbiamo subìre aumenti contributivi (quest’anno pagheremo il nuovo contributo soggettivo al 12% dell’imponibile professionale e nuovi aumenti sono alle porte).
Come ho spesso segnalato, con lo sbandierato slogan della “solidarietà intergenerazionale”, che suona tanto bene per gratificarci, dalla riforma del 1980 non abbiamo più il sistema a capitalizzazione individuale (sacrosantamente giusto), ma abbiamo subìto l’onere di contribuire alle pensioni dei nostri più vecchi colleghi, che -inoltre- sono risultati sempre più longevi.
Il nostro Paese ha, con il Giappone, il record attuale della longevità, ed i nostri avvocati costituiscono una delle due categorie più longeve, sicché la micidiale riforma del 1980 (della quale io ho capito a fondo il meccanismo soltanto qualche anno fa) coniugata con la esplosa longevità costituisce un pesante onere per la Cassa Forense e così per noi tutti, che già siamo comunque pesantemente colpiti dalla fiscalità generale anche per pareggiare i conti dell’INPS.
I rischi divenuti endemici per la nostra previdenza forense sono due: il dato demografico e le oscillazioni dei mercati finanziari.
Il dato della longevità è aggravato dal montante ingresso nel pensionamento delle nostre colleghe che non soltanto contribuiscono in media meno dei colleghi (per i loro redditi in media inferiori) ma, dati attuariali alla mano, esse tendono a sopravvivere per cinque anni in media rispetto ai pensionati uomini: inoltre, le stesse stanno avvicinandosi al sorpasso nella nostra professione, sicché nel prossimo futuro la Cassa dovrà erogare sempre più pensioni alla pensionate che vivono anche più a lungo.
Oltre a tale tendenza generale, merita considerare che nel bilancio 2008 risulta che la longevità sta già facendo aumentare la percentuale dei pensionati (6,48% in più rispetto a quello registrati nel 2007), mentre gli iscritti “attivi” (quelli che pagano soltanto) sono aumentanti soltanto del 5,30% rispetto al 2007.
Il dato generale in assoluto più sconfortante è che gli iscritti alla Cassa sono soltanto 144 mila avvocati (con pochi praticanti abilitati), così coprendo misteriosamente soltanto i due terzi del numero totale degli iscritti agli albi dei nostri 166 Ordini territoriali.
Qualche dato qua e là. Il bilancio 2008 evidenzia che le entrate contributive sono aumentate del 12,31%, che le spese per la sede della Cassa, i suoi organi ed il personale (276 dipendenti, uno in meno dell’anno precedente) sono diminuite del 5,4% (bravi gli amministratori), nonostante l’automatico lievitare della spesa per i personale.
Il dato più impressionante per me è la ripartizione degli investimenti (asset allocation), sulla quale ho spesso richiamato l’attenzione degli amministratori: sui titoli mobiliari la Cassa ha investito l’86,4% e sugli immobili soltanto il 13,6%.
Secondo me tale ripartizione è pericolosa e non vale a consolarci che i titoli rendono di più degli immobili, poiché quello che gridavo al vento da tanto tempo si è verificato con lo scoppio del bluff dei mercati finanziari e della miriade di sanguisughe che ci allignano.
Il non cospicuo patrimonio immobiliare della Cassa evidenzia ricavi da locazione al 6,27% annuo, ma essi sono falcidiati da spese di manutenzione, di stipendi di portieri (che comunque vigilano sui nostri beni), di imposizione fiscale, di qualche (assai rara) morosità, ecc.
Sarei già felicissimo se qualche Collega fosse giunto a leggere questo testo fin qui, sicché gli faccio grazia e concludo riferendo che il bilancio 2008 è stato votato da 72 Delegati (su 79 eletti poco tempo fa), con una approvazione di 60 favorevoli (tra cui il sottoscritto), 1 contrario (chissà perché), 11 astenuti e 3 in quel momento assenti (un caffè, la toilet ?), mentre il badge magnetico risultava anche per essi inserito per la conta dei presenti.
Mi ha sorpreso il numero esiguo degli astenuti (11), considerando che ben 43 Delegati (su 79) sono neo eletti e già nella precedente adunanza del Comitato hanno dovuto votare (in gran parte al buio) per eleggere il nuovo Presidente della Cassa e cinque nuovi Consiglieri di amministrazione, con mia inutile protesta per tale coincidenza a danno (indubbiamente) dei 43 nuovi Delegati, i quali alla successiva adunanza del 26 giugno, hanno pure dovuto votare il bilancio 2008, zeppo di dati e grafici, con relazioni dei Sindaci, dei revisori, ecc. e composto da 4 centimetri di spessore.
Pochi dunque (11) coloro che almeno si sono astenuti nella votazione sul bilancio.
Insomma, sono stufo di protestare a fin di bene. 
Cominciate ad interessarvi tutti del bene comune. 

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