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Invettiva sulla riforma forense e sui crediti formativi Riduci

-Sulla (maledetta) riforma forense tanto voluta dal CNF e sul sistema dei  crediti formativi inventato illegittimamente nel 2006 dal CNF.

-L’americanata della formazione permanente, per di più monopolistica e addirittura obbligatoria. No grazie.

-La sentenza del 28.2.2013 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stroncato il sistema ordinistico, monopolistico e obbligatorio, dei crediti formativi.  Tante grazie.

-Dopo la nostra vittoria sulla illegittima pretesa del contributo preteso dal CNF a carico degli avvocati non cassazionisti  diventa urgente “chiudere” il CNF.

 

La recente riforma dell’ordinamento forense, ossessivamente voluta dal CNF, ha costituito il “bacio della morte” per la stremata categoria forense.

Con tale riforma, mentre gli avvocati vengono tremendamente vessati, tutti gli altri ci guadagnano:   i componenti dei consigli degli ordini territoriali (resi sottoposti al CNF e privati della potestà giudicante disciplinare) “per premio” di non aver vittoriosamente osteggiato impavidamente la volontà (voluttà) di atterrarli, sono stati premiati con un anno di proroga del mandato, mentre le compagnie di assicurazione gongolano per aver ottenuto sia l’obbligatorietà (a carico degli avvocati) delle polizze di assicurazione della responsabilità civile professionale (che tanto smaniavamo di stipulare), sia -addirittura - l’obbligatorietà dell’assicurazione infortuni, alla faccia delle plurime forme di tutela assistenziale della nostra Cassa Forense (già pagate da tutti noi) .

Ridicolo e vessatorio.

Tutti ci guadagnano, soltanto gli avvocati ci rimettono.

Il Consiglio dell’Ordine romano -privato della potestà disciplinare- sarà composto addirittura da 25 componenti, ma alla prossime elezioni potremo votare soltanto 15 nomi, per assicurare così l’elezione di 10 avversari della maggioranza, onde assicurare …….. la lite condominiale permanente.

La “moderna” riforma -tra le tante pazzie- obbliga i 60.000 giovani avvocati non ancora iscritti alla Cassa Forense (perché non raggiungevano il reddito imponibile annuo di 10.000 euro) all’iscrizione coatta e così, mentre i detti nostri giovani -già sciancati dalla crisi economica senza sbocco- arrancano per andarsi ad iscrivere alla Cassa Forense (non sapendo come faranno a pagare i contributi), i responsabili di tale nostro istituto previdenziale hanno i capelli dritti a considerare che assumono l’obbligazione di pagare la futura pensione ai detti 60.000 forzati-iscritti.

Evviva la riforma “moderna”.

Veniamo al sistema dei crediti formativi “finalmente” reso obbligatorio da quest’anno dalla detta micidiale (maledetta) riforma, mentre prima, nel 2006, il regolamento sui crediti formativi era stato soltanto inventato (abusivamente, secondo me) dal nostro piccolo TAR domestico (il Consiglio Nazionale Forense), che -avendo per legge l’attribuzione di giudice amministrativo di primo grado su ricorsi avverso deliberazioni del Consigli degli Ordini forensi nelle materie iscrizionale, disciplinare ed elettorale- GIAMMAI avrebbe potuto inventarsi di essere dotato di una potestà di emanare regolamenti, sui crediti formativi e sulle specializzazioni.

Per la grande preparazione giuridica il TAR del Lazio potrebbe emanare regolamenti amministrativi perfetti, ma non può consentirselo perché è giudice, mentre il CNF (il nostro piccolo TAR domestico) si era invece consentito di emanare i detti regolamenti a carico degli avvocati.

Ora il sistema dei crediti formativi è diventato obbligatorio per legge (orrore) ed è diventata legittima la potestà regolamentare del CNF in materia (orrore-orrore), ciò per la maledetta recente riforma ordinistica, ossessivamente voluta dal CNF (aveva riferito ai politici che l’Avvocatura voleva ansantemente tale riforma e che essa non costava nulla allo Stato, sicché gli stessi politici, al tramonto della infelice legislatura, hanno accontentato …… gli avvocati, a quanto aveva conclamato il CNF).

I crediti formativi sono una delle americanate inventate da una “civiltà” di selvaggi del Far West (quali:  le tremende e costosissime quanto inutilissime società di revisione;  il sistema dei crediti formativi per avvocati americani privi di basi sistematiche come invece noi;   le ridicole quanto fatali società di rating;   le associazioni volontarie alle quali si possono iscrivere gli avvocati in mancanza di Ordini-istituzioni pubbliche;  le società professionali scimmiottanti le società commerciali;   l’assenza di codici vincolanti per i giudici e simili grottesche assurdità inventate da cowboys alla farneticante ricerca di qualche regola).

I crediti formativi, veicolati anche essi dalla comunità europea per impulso della finanza anglosassone che la domina, sono stati imposti dal regolamento del 2006 del CNF,  che non mi ero premurato di impugnare al TAR convinto -da idealista- che nessun Consiglio territoriale avrebbe applicato quella vessatoria assurdità.   

Invece ……. tutti i Consigli li hanno applicati dal 2006 ed i Consiglieri si sono compiaciuti di elargire accreditamenti, far balenare sanzioni disciplinari, ergersi essi stessi a docenti, dedicandosi a trasformare i nostri organi di autogoverno in patetiche scuole per ripetizioni agli alunni ritardati.   

Con tale trasformazione “regressiva”, di cui si compiaceva in tutta l’Italia la maggior parte dei componenti dei nostri organi di autogoverno (invece di combattere animosamente le mire egemoniche del CNF), i Consigli stessi venivano preparati al bacio della morte, val dire alla riforma che li avrebbe atterrati “per legge”, mentre stavano per  ingigantirsi “per legge” le potestà del CNF, già soltanto il nostro piccolo TAR domestico.

In un convegno del 5 marzo scorso, ho svolto una lunga relazione su “La corruzione in ambito forense” ed ho avuto la gioia di poter avere come moderatrice la nostra Donatella Cerè, Consigliere Tesoriere del nostro Ordine.

Peraltro, la presenza di almeno un Consigliere dell’Ordine sarebbe stata comunque indispensabile poiché, per la partecipazione al convegno, il Consiglio aveva riconosciuto tre crediti formativi in tema deontologico e per tale materia nel regolamento consiliare vige il monopolio dei componenti del Consiglio stesso.

Dunque, dopo i miei 26 anni di attivissima partecipazione al Consiglio dell’Ordine, con una esperienza personale che presumo sia unica nel nostro Paese, per poter svolgere una relazione di deontologia forense non sarei stato titolato, mentre un giovane Consigliere, neoeletto (immaginate qualcuno che conoscete di persona), avrebbe avuto titolo a fregiarsi del munus docendi ed insegnare (monopolisticamente) l’etica agli altri.

Ero stato gratificato che -mentre parlavo al convegno- avevamo con noi Donatella Cerè da tanti anni in Consiglio, ma è il principio che è inammissibile, costituendo un monopolio obbligatorio dei componenti del Consiglio, alla faccia dei trattati dell’ Unione Europea e -prima ancora- della libertà di insegnamento sancita dalla nostra Carta Costituzionale.

A questo e tanti altri aspetti dell’obbligatorietà del monopolio degli Ordini in materia di crediti formativi ha dato una solenne bastonata la sentenza del 28 febbraio scorso della Corte di Giustizia dell’UE, a Strasburgo.

Evviva.

Avrei preferito che la sentenza stroncasse la potestà regolamentare del CNF, temerario “importatore” in Italia dei crediti formativi per gli avvocati, ma debbo accontentarmi che la Corte di Giustizia UE in quella causa (con ruolo C-1/12, contro l’Ordine degli esperti contabili portoghesi) per bocciare il regolamento sulla formazione permanente obbligatoria abbia preso le mosse dalla tutela della concorrenza tra imprese, per la fissazione monomaniaca (delle istituzioni comunitarie e, comunque, della detta Corte di Giustizia) della libera concorrenza contro il monopolio degli Ordini considerati (rabbrividisco) associazioni di imprese (associazioni anche senza fini di lucro) in concorrenza con gli organismi di formazione che, invece, ben potrebbero insegnare deontologia (forense) come pure curare la formazioni istituzionale, senza sottostare al preventivo accreditamento (da parte del CNF o del Consiglio dell’Ordine territoriale) della propria offerta formativa in qualunque ambito disciplinare, proprio perché il CNF ed i Consigli degli Ordini forense sarebbero concorrenti dei terzi offerenti la formazione.

Nella ridetta maledetta riforma forense viene introdotto per legge il dovere per ciascun avvocato di curare la propria formazione permanente, sulla base di un regolamento (sulle modalità e condizioni di assolvimento dell’obbligo di formazione e sui criteri di gestione ed organizzazione delle attività di aggiornamento) non emanando dal Ministero della Giustizia, ma …….. dal CNF.

Potrei anche elencare altri ostacoli alla “agibilità” della formazione professionale permanente ed obbligatoria, ad esempio, sul tema discriminatorio degli avvocati esonerati dalla formazione, fruenti così di un vantaggio economico competitivo per il risparmio di tempo e denaro, in barba ai principi della libera concorrenza, ma anche in barba al principio comunitario di tutela del consumatore con l’assicurazione della qualità delle prestazioni professionali, ecc.

L’attacco all’americanata dei crediti formativi è stato così rilanciato lo scorso 28 febbraio proprio dalla istituzione giudiziaria dell’Unione Europea, benché tanto pregna di stolti principi anglosassoni.

Insomma, nella battaglia navale per la nostra sopravvivenza il naviglio dei crediti formativi è stato “colpito” e tocca ora a noi che diventi “affondato”.

Sarebbe risolutivo che ottenessimo che il CNF venisse “chiuso”, così -tra gli altri benefici per l’Avvocatura- tale ente, già tanto ingiustamente ricco, non pretenderebbe più da noi i contributi annuali, nonostante il suo inutile patrimonio per tanti milioni di euro.

Scherzando, scherzando …… cominciamo a pensarci.

Federico Bucci

13.3.2013

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COME VI AVEVO PROMESSO, ABBIAMO VINTO CONTRO IL CNF. DI SEGUITO IL TESTO DELLA SENTENZA Riduci
Come vi avevo promesso, abbiamo vinto contro il CNF
 
Dopo la mia discussione orale all’udienza di fine giugno, la Commissione Tributaria di Roma ha accolto il mio ricorso che avevo proposto per i miei figli ed altri Colleghi romani non cassazionisti, decidendo correttamente che il Consiglio Nazionale Forense non ha diritto di esigere la tassa annuale da essi (e così da tutti coloro nella stessa condizione iscrizionale, val dire:  iscritti bensì nell’albo del nostro Ordine territoriale, ma non anche iscritti nell’albo dei cassazionisti tenuto dal CNF).
E’ meraviglioso e, soprattutto, giusto.
Proprio come avevo rilevato nel 2001 quando, da Presidente dell’Ordine di Roma avevo scoperto che la disposizione del 1944 che consente al CNF di “determinare” (senza alcun criterio oggettivo, ohibò) l’importo annuale del contributo “dovuto dagli iscritti nell’albo” è grottesca, vistosamente incostituzionale (dalla data del 1° gennaio 1948 di entrata in vigore della Carta Costituzionale) e, comunque, non applicabile a coloro che non sono “iscritti nell’albo” tenuto dal CNF, al quale lo sgangherato legislatore del 1944 aveva concesso quella comica voluttà impositiva ad libitum.
Avevo informato la nostra assemblea (del luglio 2001) di quella mia sbalorditiva scoperta che aveva sorpreso e rallegrato tutti i giusti. 
Per contestarmi, l’allora Presidente del CNF (notoriamente volitivo) spediva allora 15.000 lettere raccomandate ai nostri iscritti, dipingendomi come potete immaginare, ma non mi piegai, mentre gli avvocati romani, con commovente fiducia nel loro nuovo presidente intransigente, non si facevano intimidire.
Dopo la fine della mia presidenza, per anni i miei feroci nemici ventilavano malignamente la minaccia che il CNF avrebbe attivato l’esattoria (ora Equitalia Sud spa) per aggredire con cartelle esattoriali i miei protetti.
Mi sconvolgeva l’inqualificabile comportamento di avvocati ed esponenti del nostro Foro che -smaniando di vedermi in difficoltà-  solidarizzavano con il CNF su quella atroce ingiustizia (l’uragano esattoriale da essi auspicato), sperando di vedermi annaspare freneticamente a fronteggiare tante cartelle esattoriali.
Un orrore, tra i tanti orrori che ho dovuto subìre dal 2004 al 2010, allorché,
rifiutando io l’ennesima rielezione, lasciavo il Consiglio dell’Ordine ed il CNF tentava la mossa di far spedire dalla micidiale Equitalia “avvisi di pagamento” nei confronti degli avvocati romani non cassazionisti, pretendendo il pagamento delle ultime cinque annualità non prescritte.
Fui così costretto a prendere le armi contro il CNF e, nonostante la autorevolezza e la potenza di tale istituzione, ho ora la grande gratificazione della nostra vittoria, che gioverà anche nei neoiscritti procedimenti dinanzi alla Commissione Tributaria che dallo scorso settembre 2012 ho attivato per tantissimi giovani Colleghi (che continuano festosamente a venirmi a trovare al mio studio per rilasciarmi la procura contro l’ingiustizia delle cartelle esattoriali spedite dallo scorso agosto in poi).
Alcuni inguaribili malevoli resteranno irritati per questa mia comunicazione,  ma a costoro chiedo perché essi -anziché me- non si sono impegnati per il giusto ed il bene ioho diritto di compiacermi, è lecito che io sia felice per quello che ho fatto e continuo a fare -contro ingiustizie e malevolenze- a tutela di coloro con i quali mi divido lo stesso pane.
Tra le tantissime categorie sociali di inconcludenti acchiappanuvole, di delusi dalla vita, di falliti professionalmente, di vocianti aspiranti consiglieri dell’Ordine, di aspiranti componenti della miriade di commissioni di studio, di aspiranti presidenti della patetica miriade di associazioni forensi, di aspiranti capistazione, tra i tanti che ci scrivono ossessivamente circolari per e-mail per farsi vivi con ogni disperato pretesto, oggi mi ci sono messo anche io a scrivervi, ma me lo consento per gratificarvi con l’informazione di una vittoria importantissima e con colossali effetti concreti, patrimoniali, ma soprattutto terroristici, sul genere “chi tocca i fili muore”, da intendere minatoriamente:  “chi tocca gli avvocati romani …. perde”.
Federico Bucci
 
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08.12 IMPROVVISO ATTACCO DEL CNF AGLI AVVOCATI ROMANI, CON CARTELLE ESATTORIALI AD AGOSTO Riduci
Lo scorso 20 giugno ho discusso il ricorso contro la pretesa che due anni e mezzo fa il Consiglio Nazionale Forense  aveva avanzato (tramite la micidiale EQUITALIA) contro gli avvocati romani non cassazionisti, per ottenere da ciascuno di essi il contributo di 25 euro l’anno per gli ultimi cinque anni. 
Avevo preso le armi assistendo i miei figli avvocati non cassazionisti ed alcuni altri amici, ma -ovviamente- l’esito dello scontro riguarderà tutti.
Anche se un avvocato non può onestamente predire se una emananda sentenza gli sarà favorevole o meno, all’esito della discussione all’udienza del 20 giugno i Colleghi che avevano assistito erano convinti che la giustizia sarebbe stata dalla nostra parte.   Avevo discusso per circa mezz’ora e gli autorevoli Colleghi costituiti per il CNF non si erano fatti vedere, spedendo un giovane sostituto.
Nonostante che gli auspici fossero tanto positivi (in ogni caso abbiamo sacrosanta ragione), qualcuno mi ammoniva a non sottovalutare la capacità avversaria a non mollare.
Mentre, dunque, attendo con fiducia una sentenza dichiarativa che i Colleghi romani non cassazionisti non debbono pagare la gabella, apprendo con orrore che dai primi di agosto l’EQUITALIA sta spedendo per raccomandata cartelle esattoriali agli avvocati romani non cassazionisti pretendendo il pagamento per il CNF delle ultime tre, quattro o cinque annualità (circa 85, 110 o 140 euro) dell’inammissibile tassa.  Su 20.000 avvocati non cassazionisti sono già arrivate almeno 3000 cartelle, sulle quali è riportato che “ Il responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo è Piero Guido Alpa ”.  E bravo il Presidente del CNF, ente che -come Camera e Senato- si approva i bilanci da solo.  Chi di voi ha mai avuto l'occasione di leggere un bilancio milionario del CNF ?   E' tutto assurdo.
Nel 2001, all’inizio della mia presidenza dell’Ordine romano scoprii l’inammissibilità della pretesa del CNF (che, ex art 14 d.lgs.lgt 382/44, potrebbe chiedere quello che vuole (!!!) agli iscritti "nell'albo") e così, dall’anno 2002 il Consiglio dell’Ordine non raccoglie somme per il CNF a carico degli Avvocati romani non cassazionisti, anche se io -più coerentemente- avrei voluto che neppure i cassazionisti pagassero più alcunché.   Un illustre costituzionalista, il Prof Federico Sorrentino, aveva poi confermato l’incostituzionalità della grottesca norma, così non solo nei confronti dei non iscritti nell’albo dei cassazionisti, tenuto dal CNF. 
Sembra eloquente la circostanza che il ruolo all’EQUITALIA contro gli Avvocati romani non cassazionisti sia stato reso esecutivo lo scorso 18 giugno, dunque due giorni prima dell’udienza di discussione del mio ricorso (dopo dieci anni di interruzione dei pagamenti e, per di più, alla vigilia della sentenza al riguardo).    Ohibò. 
Se ne deve dedurre che il CNF, ormai convinto di non poterla fare franca in sede giudiziaria, ha adottato le maniere forti ….. attaccando ad agosto i miei protetti.
L’attacco è micidiale, considerata la devastante aggressione su grandissima scala che renderà difficilissima, in questo periodo, la difesa dalle cartelle esattoriali.
Ovviamente ci difenderemo con la dovuta fermezza, in ogni sede, dinanzi alla Commissione Tributaria ed alla Corte dei Contise la tassa fosse stata davvero dovuta, conseguirebbe che i componenti del CNF avrebbero lasciato prescrivere dal 2002 al 2006 un colossale importo di crediti (pubblici), con automatica responsabilità erariale personale.  O no ?   Ad essi converrà allora difendersi affermando che ho ragione io, che la norma sulla tassa è smaccatamente incostituzionale e non soltanto che non è (e non era) dovuta dai non iscritti nell'albo dei cassazionisti.
Vi prego di diffondere questa notizia tra i Vostri Corrispondenti, mentre io predispongo il ricorso sia per l’opposizione sia per la sospensione delle cartelle esattoriali per coloro che mi onoreranno della loro fiducia.
Mi farò vivo ai primi di settembre
Federico Bucci
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AGGIORNAMENTO SULLA NOSTRA CONTROVERSIA AVVERSO IL CONTRIBUTO PRETESO DAL CNF: la lotta continua Riduci

Forse quasi tutti i Colleghi romani sono al corrente della controversia di alcuni iscritti nell’albo romano, ma non iscritti anche nell’albo del cassazionisti custodito dal CNF, che hanno contestato in giudizio la pretesa dello stesso CNF di pagamento di un contributo annuale previsto dall’art 14 del d.lgs.lgt. 382/44,

-sia perché quella disposizione era stata travolta dall’entrata in vigore il 1° gennaio 1948 della Carta Costituzionale (che non consente più pretese “sovrane” come quella del CNF senza che ci fosse la specificazione nella legge dell’importo dovuto, oltre che senza la specificazione - almeno - dei criteri oggettivi per determinare in concreto l’importo),

-sia perché quella remota disposizione comunque varrebbe soltanto nei confronti degli iscritti nell’albo (dei cassazionisti) custodito dal CNF, ma non anche nei confronti degli iscritti soltanto negli albi (al plurale) dei Consigli dei 166 Ordini territoriali.

Con la nostra causa avevamo dunque fatto rilevare l’inesistenza di un potere impositivo del Consiglio Nazionale Forense nei confronti degli avvocati non iscritti nell’albo dei cassazionisti: tale contestazione dell’inesistenza del potere impositivo imponeva la giurisdizione del giudice ordinario (e, per il valore della questione, la competenza del Giudice di Pace di Roma).
Forse ingenuamente ci aspettavamo la resa del CNF sulla nostra contestazione, ma i difensori di tale ente ci hanno fatto notificare un ricorso alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione per far dichiarare per la nostra causa la giurisdizione del giudice amministrativo, ovvero (ohibò) del giudice tributario (perché non anche del giudice ecclesiastico ?).
Intanto, alla prima udienza di quasi un anno fa, il Giudice di Pace dr Andreozzi, assegnatario della nostra causa, si era astenuto immediatamente, essendo stato iscritto nell’albo forense romano fino a quattro anni prima, essendo dunque interessato personalmente -almeno in astratto- a contestare la pretesa di pagamento del convenuto CNF.
Stranamente, con un incredibile ritardo, soltanto il giorno 11 gennaio 2011, ricevevo la comunicazione della assegnazione della nostra causa ovviamente al secondo giudice in elenco (dr Baccio) della stessa sezione. 
Infatti, nel frattempo, il ricorso del CNF per regolamento di giurisdizione aveva invece galoppato e proprio all’11 gennaio 2011 era stata fissata la discussione del ricorso del CNF. 
Pochi giorni prima di tale udienza mi veniva notificato il testo delle laconiche conclusioni di un Sostituto Procuratore Generale richiedente alle Sezioni Unite l’affermazione della giurisdizione del giudice amministrativo, con l’incredibile motivazione che si trattasse di una controversia ….. “per la determinazione del contributo”.  Noi, invece, avevamo contestato assai di più della misura del contributo, contestando non il provvedimento amministrativo di determinazione annuale del contributo, ma addirittura la sussistenza di un potere impositivo del CNF contro gli avvocati non cassazionisti (non iscritti “nell’albo”), di qui la scontata giurisdizione del giudice civile.
 Insomma, non soltanto la causa civile da noi promossa dinanzi al Giudice di Pace stranamente non aveva proceduto rapidamente con la ovvia, immediata ri-assegnazione al secondo giudice in elenco, non soltanto il ricorso per giurisdizione del CNF aveva invece galoppato, ma ci si metteva anche la Procura Generale presso la Corte di Cassazione a crearci un problema mortale.
 All’udienza dinanzi alle Sezioni Unite dell’11 gennaio mi scaldavo nella discussione orale per scongiurare il guaio che ci sarebbe derivato dall’affermazione della giurisdizione amministrativa per la nostra causa, poiché sapevo che - riassumendola poi dinanzi al TAR del Lazio - saremmo stati automaticamente condannati alla futura, inevitabile sconfitta, poiché il nostro atto di citazione dinanzi al giudice civile non aveva i requisiti di un ricorso al TAR.

 Per fortuna le Sezioni Unite hanno poi optato ….. per la giurisdizione del giudice tributario (sulla quale nessuno delle tre parti si era spesa nella discussione orale), ma così siamo comunque salvi, potendo ora riassumere la causa dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma (anche se con imbarazzo, restando convinti sia noi difensori, sia i Colleghi nostri riveriti assistiti, sia altri esperti che avevamo precedentemente interpellato per mero scrupolo, che la giurisdizione fosse ovviamente quella del giudice ordinario).

La lotta continua.

Federico Bucci
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POSSIBILE E LEGITTIMO INTERVENIRE NELLA CAUSA CONTRO IL CNF Riduci
GIUDICE DI PACE DI ROMA - SEZIONE SESTA - RG 6865 / 10 - GIUDICE DR FACCIO - UDIENZA: 19.1.2011
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INFORMAZIONE SULLE REAZIONI NEI CONFRONTI DEL CNF Riduci
Lettera aperta al CNF con il monito sulle gravi reazioni scatenabili. Preghiamo i Colleghi che sono stati destinatari degli avvisi di pagamento della Equitalia Gerit spa per conto del Consiglio Nazionale Forense di valutare autonomamente se pagare entro il 30 gennaio l’importo richiesto loro, oppure attendere l’esito della causa che noi abbiamo intentato contro lo stesso CNF dinanzi al Giudice di Pace, affrontando essi il rischio di ricevere la cartella esattoriale con la maggiorazione per la esazione ed eventualmente allora proporre opposizione, per il che stiamo predisponendo un ricorso-tipo. Per meglio tutelare i Colleghi che difendiamo nella detta causa e con essi tutti gli altri interessati (anche se non costituiti, ma nella stessa situazione), abbiamo rivolto al CNF la lettera che troverete al seguente link, contenente il duro monito a non far notificare cartelle esattoriali che scatenerebbe le nostre ulteriori pesanti reazioni descritte nella lettera.
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NOTIFICATO IL FORTE CONTRATTACCO AL CNF CONTRA LA PRETESA DI CONTRIBUZIONE Riduci
All'attacco a tappeto sferrato dal CNF contro gli Avvocati romani non cassazionisti, con avvisi di pagamento per pretesi contributi annuali, abbiamo già risposto facendo notificare il 7 gennaio 2010 un atto di citazione redatto da Federico Bucci e da tutti noi per far accertare la non debenza delle somme. Ai seguenti links troverete il testo dell'atto di citazione e quello dell'atto di intervento. Donatella Cerè, Riccardo Bolognesi, Clemente Frascari, Luigi Fratini, Stefano Galeani, Antonino Galletti, Mauro Mazzoni, Giulio Micioni, Basilio Perugini, Stefano Rubeo, Mario Scialla, Luca Sposato, Carlo Testa e Paolo Voltaggio
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Orrori per l’Avvocatura, perfino per mano della nostra (??) Cassa Forense Riduci
Miei cari Amici,
non mi considero un grande comunicatore, ne’ un pittore, ma come sono appassionato di pittura, così sono appassionato della scienza della comunicazione, per la quale un testo per essere letto deve essere assolutamente conciso.

Debbo invece chiedervi il piccolo sacrificio di dedicare quattro minuti a questo testo, che infine vi rivelerà che perfino dalla Cassa Forense sta per arrivare un’altra, inaspettata, tremenda botta che non meritiamo.   

Per informarvene, dopo tanto mio silenzio, mi sono deciso ad impegnarvi nella lettura, mentre il pensare a voi ed a quello che viene escogitato (soprattutto dai “tecnici”) per massacrarci, mi fa disperare ed emozionare (sono proprio diventato vecchio).

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Poveri noi. Che fine faranno i provvedimenti emessi da un Consiglio del nostro Ordine in composizione illegittima ? Riduci
Nelle scorse elezioni consiliari (tenutesi a gennaio-febbraio 2010) per legge non poteva candidarsi un avvocato componente della precedente sessione dell’esame di avvocato, ma illegittimamente esso si candidò e fu illegittimamente proclamato eletto e da allora ha partecipato alle adunanze consiliari, così costituendo il collegio che ha emesso tantissime deliberazioni.
La legge è chiarissima.
Il sesto comma dell’art 22 del r.d.l. 27.11.1933, n 1578 sull’Ordinamento della professione di avvocato, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 22.1.1934, n 36, come modificato dall’art 1-bis del d.l. 21.5.2003, n 112 recante Modifiche urgenti alla disciplina degli esami di abilitazione alla professione forense, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 18.7.2003, n 180, dispone sacrosantamente:
“ Gli avvocati componenti della commissione e delle sottocommissioni non possono candidarsi ai rispettivi consigli dell'ordine e alla carica di rappresentanti della Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense alle elezioni immediatamente successive all'incarico ricoperto. “.
Dunque, il Consigliere, illegittimamente tale, non avrebbe dovuto svolgere funzioni consiliari solitarie, ne’ comporre il collegio consiliare, partecipando alle deliberazioni e -ovviamente- influenzando gli altri in camera di consiglio.
Gli avvocati e praticanti che hanno subìto una deliberazione nei rispettivi confronti, ad esempio in campo disciplinare, non resteranno tranquilli, ne’ il Consiglio potrà ora elencare tutte le deliberazioni alle quali ha partecipato illegittimamente quel Consigliere e - inaudita altera parte - rideliberarle in massa, ma dovrebbe riconvocare tutti i soggetti destinatari di quei provvedimenti prima di ratificarli o modificarli.
Il giorno 11 febbraio 2010 avevo fatto depositare presso il CNF il ricorso avverso la proclamazione illegittima di quel (quindicesimo) eletto, instando affinché venisse riconosciuto eletto il candidato che si era classificato al sedicesimo posto, il tutto basato sulla riferita disposizione legale del 2003 sulla incandidabilità alle elezioni consiliari.
Il CNF aveva salutato nel 2003 come sacrosantamente moralizzatrice quella disposizione e, soprattutto, da allora la aveva applicata, dichiarando l’ineleggibilità (per la incandidabilità) di alcuni componenti di Consigli degli Ordini territoriali che avevano fatto parte delle commissioni d’esame precedenti.
Sbalorditivamente, sul mio ricorso, il CNF aveva sollevato incredibilmente il dubbio di costituzionalità di quella disposizione (non potendo respingere il ricorso e così dovendo applicare la disposizione stessa). Il Consigliere illegittimamente componente del Consiglio dell’Ordine romano restò da allora in carica.
Con l’Ordinanza n 138 del 15 aprile scorso la Corte Costituzionale ha ovviamente dichiarato la manifesta infondatezza dello straordinario dubbio che si era fatto venire il CNF.
Ora lo stesso CNF non potrà che annullare la proclamazione del febbraio 2010 di quel quindicesimo Consigliere e riconoscere eletto il sedicesimo candidato.
Una mossa banalmente ingenua potrebbe essere che l’illegittimo Consigliere si dimetta di corsa, così sperando forse di far dichiarare dal CNF la cessazione della materia del contendere, ma la “mossa” sarebbe vana, poiché il ricorrente avrà invece diritto ed interesse ad ottenere dal CNF (che ormai dovrà applicare la legge, senza altri dubbi) il riconoscimento della sua elezione, previo annullamento della illegittima proclamazione, il che comporterà -direbbe un ovviologo - gravi conseguenze.
Ahinoi.
Il Vostro Federico Bucci
 
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Nullo il test dell’etilometro senza l’avvocato (a cura di Federico Bucci) Riduci
Il GIP del Tribunale di Genova 12 ottobre scorso ha assolto un automobilista che, dopo essersi schiantato nel 2007 con l’auto a San Fruttuoso, era stato sottoposto da un agente della polizia municipale al controllo con l’etilometro, con esito positivo (tasso alcolemico di 1,48) senza la presenza del suo avvocato, o -comunque- senza di essere informato di tale suo diritto.
Sull’opposizione al decreto penale di condanna a 20 giorni di arresto il GIP aveva assolto l’automobilista per la mancata informazione sulla facoltà di farsi assistere all’esame da un avvocato, con conseguente nullità del test. Il Procuratore Generale aveva impugnato l’assoluzione dinanzi alla corte di Cassazione e le Sezioni Unite avevano annullato la sentenza trasmettendo gli atti a Genova per la prosecuzione del processo dinanzi ad altro giudice, ma il nuovo GIP ha di nuovo assolto l’automobilista in mancanza di altre prove dell’ubriachezza.
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Niente marca da bollo per i ricorsi ex L. 689/81 al Giudice di Pace: il Ministero chiarisce, ma, al solito, in ritardo (a cura di Clemente Frascari).

Ringraziamo il Collega Andrea Costanzo che ci segnala una bella novità sui costi per iscrivere i ricorsi contro sanzioni amministrative presso i Giudici di Pace. Da oggi, o meglio da sempre, richiedere il pagamento della marca da bollo da 8 euro è illegittimo, parola di Ministero.

Finora (per le multe entro 1.100 euro) si pagava il contributo di 33 euro più la marca da bollo da 8 euro, per un totale di 41 euro. Questo costituiva un'eccezione per le O.S.A. (opposizione alle sanzioni amministrative) rispetto agli altri affari trattati presso gli uffici del GdP, infatti per le citazioni per danni o per i decreti ingiuntivi l'obbligo della marca amministrativa da 8 euro scattava solo se il valore della causa superava i 1.033 euro, invece per le O.S.A. la legge entrata in vigore il 1 gennaio 2010 prevedeva espressamente il pagamento della marca da 8 euro.
Il 28 settembre scorso è uscita una nota del Ministero della Giustizia, secondo cui resta in vigore il principio, contenuto nella legge istitutiva del Giudice di Pace (risalente al 1991), per cui tutti gli affari sotto i 1.033 euro sono sottoposti soltanto al pagamento del contributo unificato (quindi i 33 euro) restando esenti da ogni altra imposta o tassa.
Di conseguenza per le sanzioni entro 1.033 euro si pagano 33 euro; tra 1.033 e 1.100 se ne pagano 41; oltre 1.100 se ne pagano 85 e poi via via secondo i vari scaglioni di valore.
Resta da vedere se c'è diritto al rimborso per i ricorsi iscritti dal 1 gennaio ad oggi: in pura linea teorica tale diritto c'è, ma la somma di 8 euro, l'impegno ed il tempo necessari per la procedura di recupero rendono una follia tentare di ottenere il rimborso.
Insoma, l'ennesima beffa all'italiana dove chi fa le leggi non conosce le procedure e i Ministeri devono metterci una pezza che spesso crea solo tanta confusione. Voci accreditate ci raccontano che tale circolare non sia giunta ancora ufficialmente a tutti gli uffici competenti e alcuni dipendenti stanno usando il passaparola per aiutarsi a gestire questa novità.

Per evitare che qualcuno possa opporsi alla vostra richiesta di non pagare la marca da bollo alleghiamo la circolare alla quale vi invitiamo a dare la massima diffusione.

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Sanzioni amministrative: decurtazione dei punti della patente Riduci

Importante decisione delle Sezioni Unite della Cassazione, le quali hanno stabilito che, fin quando non viene "definita" la posizione del verbale principale (in quanto non è ancora trascorso il termine per la sua impugnativa o non è ancora stato deciso il relativo giudizio), non può essere disposta la decurtazione dei punti della patente. Inoltre, la competenza per il relativo giudizio di opposizione alla decurtazione dei punti appartiene all’AGO e non a quella del Giudice Amministrativo (a cura di Clemente Frascari e Giacomo Russo Walti).

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Le Regioni non possono "armare" i vigili urbani (a cura di Clemente Frascari). Riduci
La Corte Costituzionale “limita e delimita” il potere delle Regioni e stabilisce che “mai le autonomie territoriali possono attribuire le funzioni di polizia giudiziaria”. Così hanno, infatti, stabilito i giudici della Corte nella recentissima sentenza n. 167 del 6.5.2010, nella quale viene, altresì, precisato che le regioni non hanno la facoltà di poter stabilire che i vigili urbani (attivi nei comuni del loro territorio) abbiano (come primario compito) quello del presidio del territorio e della sicurezza urbana, in concorso con la polizia di stato. La Corte ha bocciato (dichiarandone l’illegittimità costituzionale) gli articoli 8, comma 6, 15, comma 1, e 18 comma 4, della legge regionale n. 9 del 2009, con la quale la regione Friuli Venezia Giulia aveva “sconfinato” le proprie competenze istituzionali. In base a quanto previsto dall’articolo 117 della nostra carta costituzionale ordine pubblico e sicurezza sono e “devono rimanere” compito esclusivo dello Stato. La “residuale competenza” delle regioni è lasciata alla polizia amministrativa. Sempre nella carta costituzionale, all’articolo 118, che prevede le eventuali forme di coordinamento tra polizie locali e statali (demandando alla legge statale) vengono precisati i limiti alle modalità di attuazione del coordinamento stesso; ma si stabilisce anche qua che in nessun caso può rientrare in tale ambito l’attribuzione automatica di agenti di polizia giudiziaria per gli ex vigili urbani.
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www.normattiva.it: banca dati on line Riduci
E’ on line il nuovo sito “Normattiva” attraverso il quale è possibile consultare liberamente la banca dati ufficiale delle leggi pubblicate in Italia dal 1946 ad oggi, aggiornata in tempo reale
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Certificati anagrafici: basta un clic sul sito del Comune Riduci
Un nuovo passo sulla via della semplificazione amministrativa dovrebbe essere stato segnato con il nuovo servizio di rilascio di certificati anagrafici on line. Il progetto di digitalizzazione, promosso dal Comune, permette il rilascio di 16 certificati anagrafici dal Portale istituzionale. Una procedura semplice, che ciascuno può attivare dal computer di casa, a qualsiasi ora, pagando in tutta sicurezza con la carta di credito. I certificati – dotati di timbro e firma digitale che ne accertano l'autenticità - possono essere direttamente stampati in copia unica e utilizzati ai fini consentiti dalla legge, esattamente come i certificati emessi dall'ufficio anagrafico. Una rivoluzione su molti fronti: niente più file agli sportelli, con notevole risparmio di tempo per i cittadini e per gli impiegati dell'amministrazione; un impatto positivo sulla mobilità cittadina, con notevole vantaggio anche per l'ambiente, grazie alla riduzione di emissioni di CO2; un incremento di comunicazione tra cittadino, pubblica amministrazione e altri enti, visto che è anche possibile inviare i documenti con posta elettronica, oltreché consegnarli a mano; infine, la tracciabilità delle operazioni, dato che il sistema mantiene in memoria l'iter storico del certificato. Con il nuovo sistema è possibile richiedere e stampare qualunque certificato, in bollo o in carta semplice, tranne il certificato di esistenza in vita. Il pagamento dei diritti di segreteria o dell'eventuale bollo avviene con carta di credito. Per i certificati in bollo è prevista una commissione dell'1,5%. Per quanto riguarda l'autenticità del documento, questa è verificabile immediatamente da chi lo riceve (ad esempio una banca o una compagnia assicurativa), inserendo il codice CIU - riportato sul documento - in uno spazio apposito del portale istituzionale del Comune. Completata questa verifica, il certificato può essere riprodotto una sola volta, a garanzia della sua unicità (annullo virtuale). La nuova procedura on line rientra nel Piano e-Government 2012 nazionale, promosso dal Ministero per la Pubblica amministrazione e l'innovazione, e segue il Protocollo d'intesa firmato a luglio del 2009 dal Comune e dal Ministero dell'Interno per lo snellimento delle procedure burocratiche. (a cura di Clemente Frascari)
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I PRATICANTI AVVOCATI NON POSSONO ESSERE NOMINATI DIFENSORI D'UFFICIO Riduci

La Corte Costituzionale, con la sentenza n 106 del 17 marzo 2010, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 8, secondo comma, ultimo periodo, del regio decreto-legge 27 novembre, 1933, n. 1578 (Ordinamento delle professioni di avvocato e procuratore) - convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, come modificato dall’art. 1 della legge 24 luglio 1985, n. 406 (Modifiche alla disciplina del patrocinio davanti al pretore), dall’art. 10 della legge 27 giugno 1988, n. 242 (Modifiche alla disciplina degli esami di procuratore legale), e dall’art. 246 del d.lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 (Norme in materia di istituzione del giudice unico di primo grado) - nella parte in cui prevede che i praticanti avvocati possono essere nominati difensori d’ufficio.

Vai al testo integrale Portals/0/Corte Costituzionale 106-2010.doc

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Il Ministero dell'Economia riduce dal 3 all'1 % il tasso degli interessi legali Riduci
Il Ministero dell'Eonomia, con decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 15 dicembre 2009, ha stabilito che la misura del saggio di interessi legali previsti dall'art 1284 cc è fissata all'1% annuo, con decorrenza dal 1° gennaio 2010.
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Sanzioni disciplinari ai magistrati (a cura di Giulio Micioni) Riduci

Confermata dalle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione la sanzione disciplinare dell'ammonimento al sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Roma, che tiene comportamenti "anarchici".
Con la sentenza n. 23668 del 9 novembre 2009 la Suprema Corte ha rigettato il ricorso di un sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Roma, il quale, il giorno di Natale del 2006, aveva emesso un provvedimento (giudicato abnorme), con il quale aveva ordinato ai Carabinieri del Pronto Intervento di recarsi immediatamente presso l'abitazione della madre di due minori (di 11 e 10 anni), di prelevarli forzosamente e di consegnarli al padre.
Tale iniziativa, assunta al di fuori di qualsiasi potere attribuito dalla legge al P.M. minorile e nonostante la pendenza presso il Tribunale per i minorenni di Roma di un regolare procedimento ex artt. 336 e 330 cod. civ., rappresenta - secondo il Supremo Collegio - un'indebita interferenza nell'attività del giudice competente e una lesione dei diritti personali dei due minori e della loro madre.
Al magistrato è stato quindi contestata la violazione del dovere di esercitare le funzioni con imparzialità, correttezza, diligenza ed equilibrio, nel rispetto della dignità delle persone, di cui all'art. 1, comma 1, del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109.

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Sanzioni disciplinari ai magistrati (a cura di Giulio Micioni) Riduci

La Suprema Corte conferma la sanzione disciplinare al P.M. che diserta l'udienza per recarsi al bar
Con la sentenza n. 22585 del 26 ottobre 2009 le Sezioni Unite Civili della Cassazione hanno rigettato il ricorso di un sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Busto Arsizio, la quale, presentatasi in ritardo in ufficio, dopo che l'udienza era già cominciata, nonostante l'invito del Procuratore di raggiungere subito la relativa aula, ometteva di recarvisi, costringendo il Capo dell'Ufficio a sostituirla con altro sostituto.
Nel corso del procedimento davanti alla Sezione disciplinare del CSM era emerso che il magistrato, all'arrivo nell'ufficio giudiziario, prima di recarsi nell'ufficio del Procuratore Capo, si era recata al bar per sorbire tranquillamente un caffè!

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Maggiori controlli sulle iscrizioni dei praticanti (a cura di Clemente Frascari) Riduci
Stretta sui controlli da parte dei consigli dell’ordine sulle iscrizioni dei praticanti avvocati. E’ legittima l’acquisizione dei dati giudiziari del professionista concernenti una sentenza di patteggiamento in qualunque modo questa avvenga. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 22423 del 22 ottobre 2009, ha segnato un punto in favore degli ordini, di fatto conferendo loro un maggiore potere di controllo sulle autocertificazioni.
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Lecito pubblicare la sanzione disciplinare inflitta all’avvocato (a cura di Clemente Frascari) Riduci
Con la sentenza in oggetto la Cassazione ha negato il risarcimento danni all’avvocato che vede pubblicato un articolo sul giornale che riferiva degli esiti di un procedimento disciplinare a suo carico. Tutto ciò è avvenuto tenendo conto del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36. (Cassazione Civile III^, sentenza n. 20819 del 29.9.2009)
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Telefonia, massimo tre giorni per concludere la procedura di portabilità (a cura di Clemente Frascari) Riduci
Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni sulla intricata questione della portabilità del numero, sospendendo la sentenza del Tar del Lazio che aveva bloccato la delibera con cui si imponeva alle aziende un tempo massimo di tre giorni per le procedure relative alla portabilità del numero di telefonia mobile. Il limite massimo dei tre giorni viene quindi confermato. La Sesta Sezione del Consiglio di Stato, si legge nell'ordinanza di cui si aspettano ora le valutazioni di merito, "accoglie l'istanza cautelare, proposta dagli appellanti principali e, per l'effetto, sospende l'efficacia della sentenza impugnata".
Il ricorso - L'Autorità si era rivolta al Consiglio di Stato dopo che il Tar del Lazio aveva dato ragione a Telecom Italia e Vodafone. La sentenza del Tar aveva bloccato la delibera del 2008 che, per l'appunto, fissa in massimo tre giorni il termine per il cambio di operatore conservando il proprio numero, "indipendentemente dall'eventuale termine di preavviso per il recesso previsto dal contratto". Secondo il Tar, il termine dei tre giorni è in contraddizione con la legge Bersani e quindi l'Autorità, deliberando in modo difforme, avrebbe "sostituito le proprie valutazioni a quelle effettuate dal legislatore".
 
Ribaltata la sentenza - Il Consiglio di Stato, invece, la pensa diversamente. I giudici di Palazzo Spada, infatti, ritengono che la legge Bersani "da un lato, riguarda il semplice recesso dal contratto senza trasferimento del numero ad altro operatore", inoltre "nell'introdurre un termine massimo a garanzia del consumatore, non ha intaccato il potere dell'Agcom di disciplinare la portabilità del numero di telefonia mobile e di prevedere termini inferiori per la conclusione della procedura". Oltre tutto, si legge ancora nell'ordinanza, questo potere è già stato esercitato dall'Autorità in una delibera del 2001 con la previsione di cinque giorni, che non è stata contestata. Le valutazioni dei giudici amministrativi, inoltre, riguardano anche gli operatori minori, che sarebbero "chiaramente pregiudicati dalla sospensione di un regime regolatorio che tende a disciplinare la portabilità del numero in modo efficace". Palazzo Spada, infine, ritiene che "con riguardo all'appello incidentale proposto da Vodafone non sussistono i requisiti della gravità e irreparabilità del danno, tali da rendere necessaria la sospensione del provvedimento impugnato in primo grado riguardo a profili che potranno essere adeguatamente approfonditi nella sede del merito del giudizio".
 
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    Avv Federico Bucci

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